La mia prima volta negli USA, New York: suggerimenti ed emozioni

L’impatto è stato da farfalle nello stomaco. Non credevo che veder sbucare lo skyline mi avrebbe provocato quel turbinio di sensazioni.

Skyline_strada

Come l’arrivo sulla scena di un film. Quella è stata la sensazione.

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Era la prima volta negli Stati Uniti e probabilmente è stato anche questo pensiero ad enfatizzare certe sensazioni.

Bandiera_vento

Premessa doverosa: New York non era inizialmente prevista e il nostro viaggio prevedeva solamente un on the road per la California. Poi però abbiamo fatto in modo di infilarcela. Pochissimi giorni, solo quattro notti quindi la mia visita è stata solamente parziale, purtroppo molte cose sono state saltate (nonostante i ritmi a dir poco folli che riusciamo a sostenere) e quindi ogni consiglio per la prossima volta è più che ben accetto.

Di seguito alcuni informazioni pratiche sulla base della mia breve esperienza.

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TRASFERIMENTI

Dal Jfk abbiamo usufruito di un servizio di trasferimento con navetta condivisa. È una soluzione molto comoda ed economica. Si prenota on line inserendo i dati del proprio indirizzo di destinazione o selezionando dalla lista il vostro albergo. Una volta terminata la prenotazione si stampa la conferma che arriva via e-mail e che va presentata al “Ground Transportation Desk” (un banco informazioni presente in ogni terminal del JFK che gestisce e fornisce informazioni per i trasferimenti), raggiungibile dopo aver ritirato i bagagli.

Dopodiché si attende all’interno del terminal l’arrivo dell’autista. Al ritorno verranno a prelevarvi dal vostro albergo o appartamento all’orario prescelto, senza che sia necessario contattarli.

Se si è gli ultimi del gruppo ad essere portati al proprio albergo (ovviamente noi eravamo gli ultimi) si allungano un po’ i tempi, ma il servizio è stato comodissimo.

ALBERGO

Gli alberghi a New York sono costosissimi. Vero. E le stanze sono per lo più piccole. Vero.

Il nostro era lo Skyline Hotel, posizione ottima (sulla 10th Avenue all’altezza della 49th Street, circa 10 minuti a piedi da Time Square) e fuori dal trambusto. Le camere non sono enormi ma nemmeno troppo anguste, forse giusto il bagno troppo piccolo.

Times

Siamo dei fedelissimi di Booking quindi abbiamo tenuto monitorato fino all’ultimo i vari alberghi prescelti e alla fine questo, secondo noi, aveva il miglior rapporto prezzo/posizione.

Appena arrivati in albergo l’adrenalina stava a mille quindi il tempo di una doccia veloce e ci siamo lanciati dentro Time Square.

Io credo che le sensazioni della quasi totalità delle persone sia simile quando, per la prima volta, si sta al centro di Times Square, con i cartelloni giganti, la folla, la musica, la scalinata, i colori, le luci. Pazzesco. Si può non amare questo tipo di situazioni, ma la sensazione di incredulità mista a “mi sembra di essere già stato” in virtù dei film visti e rivisti, seduti sulla scalinata ad ammirare tutta quella folla, sono certa che difficilmente possa lasciare indifferenti.

CIBO

A New York ho completamente rielaborato il mio concetto di colazione, pranzo e cena. Non lo so, ho difficoltà tornando indietro con la memoria, a ricordare dei veri e propri pasti. Ricordo che camminavamo e camminavamo e ci fermavamo quando avevamo fame/sete/eravamo stanchi, senza far troppo caso all’orologio.

In ogni caso, hamburger ad ogni ora.

Ricordo che vicino l’hotel c’è il Mother Burger dove ci fermavamo ogni sera, anche solo per un cocktail, davvero carino.

Chelsea Market

ChelseaMaarket

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C’è di tutto, cucine da tutto il mondo e una passeggiata la merita a prescindere dal cibo.

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Enormi le aragoste all’interno del lobster place e che ci siamo fatti fare al vapore. Commerciale? Sì. Turistico? Sì. Ma in ogni caso buono e diverso e assolutamente ci voglio riandare quando tornerò a New York.

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Parentesi cupcake che a me piacciono troppissimo.

Magnolia Bakery è favoloso. Ce ne sono diversi e io sono stata a quello al Top of the Rock.

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Ne avevo provato uno anche in una bakery (di cui non ricordo il nome) al Chelsea Market ma non era un granché.

Starbucks, l’ho già detto in un altro post, a me piace, cupcake annessi.

Cosa mi è piaciuto di più con il breve tempo a disposizione

Al primo posto metto l’High Line. Ovvero un parco lineare su una parte in disuso della ferrovia sopraelevata detta West Side Line costruita nei primi anni trenta e poi abbandonata nel 1980.

Permette di uscire dal caos della città che però rimane li intorno a voi. E la potete osservare standoci dentro. Inoltre è vicinissima al Chelsea Market, quindi si possono fare insieme entrambe le cose.

Piedi

Il tramonto da Brooklyn. Siamo arrivati presto, prendendo però la metro per velocizzare i tempi (la prossima volta d’obbligo sarà attraversare il ponte a piedi). Si stava svolgendo una manifestazione cinematografica e ci siamo seduti sull’erba insieme an newyorkesi (io mi ero presa un mega gelato con gli zuccherini colorati da un camioncino, quelli che si vedono sempre nei film). E poi abbiamo atteso che facesse buio e la città si illuminasse. Un incanto.

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Bryant Park.

Bryant

A Manatthan ed indubbiamente il più piccolo a confronto a Central Park e Battery Park. Intitolato al poeta e giornalista William Cullen Bryant definito come il padre della poesia americana del 19° secolo, ospita quotidianamente tornei di scacchi, seminari di lettura e scrittura e durante l’inverno la pista di pattinaggio. La terrazza del locale che vi è all’interno la ricordo con estremo piacere, frequentata per lo più da newyorkesi, mi ero sentita perfettamente mescolata nell’atmosfera della grande mela. Si trova vicinissimo alla New York Public Library.

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La vista dall’alto del Top of the Rock, all’interno del Rockfeller Center. Noi abbiamo scelto questo e non l’Empire State Building perché l’Empire ce lo volevamo godere e vederlo illuminarsi.

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Da qui la vista sulla città è a 360 gradi. Central park è lì sotto, questa macchia di verde che ti sembra impossibile che riesca a sopravvivere in mezzo a quei mostri di grattacieli.

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E poi pensi che sono quei mostri di grattacieli che sopravvivono grazie a quella macchia perfettamente regolare di verde. Si riesce a vedere anche la Statua della Libertà laggiù in fondo. Il tramonto toglie il fiato. Forse abbiamo dedicato più tempo del necessario al 70° piano del Top of the Rock ma le sensazione che ha regalato sono indelebili.

Passeggiare. Quasi maratonare in pratica.

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In lungo e in largo fin dove le gambe hanno retto. La metro l’abbiamo usata pochissimo, avendo così pochi giorni abbiamo preferito goderci l’atmosfera della città, spostandoci a piedi fin quando riuscivamo. Alzare la testa e stare ogni tanto con il naso all’insù pensando a quanto incredibile fosse quel caos.

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Voglio assolutamente tornarci presto per vedere tutto ciò che non ho visto, per rivedere ciò che ho visto male e di cui non ho appositamente parlato per questa ragione, e per rivivere tutte le emozioni di stupore provate in quei pochissimi quattro giorni.

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Ogni consiglio è super ben accetto!

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